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Archivio mensile:ottobre 2014

Di Carofiglio avevo apprezzato in passato i primi libri, ma ora sembra che anche lui sia finito nella classica trappola riproduttiva. Il mercato editoriale chiede con insistenza un nuovo libro per sfruttare la firma e fare un po’ di cassa: ecco pronto un romanzetto da poco, con un plot piuttosto scontato e ben poco approfondimento dei personaggi. Tutto, alla fine, risulta superficiale: Bari, il maresciallo protagonista delle indagini, il colpevole, i caratteri di contorno. Non c’è molto altro da dire.

Come promesso ho cercato una conferma su Farinetti, saltando dal primo all’ultimo dei suoi romanzi. Il giudizio resta positivo (ma forse il primo era migliore): questo autore sa come rendere avvincente quello che scrive e gioca onestamente con il lettore, depistandolo con una certa abilità. Pur essendo un thriller noir a tutti gli effetti (c’è un killer seriale) si vede chiaramente che Farinetti preferisce, al plot poliziesco, la descrizione degli ambienti, persone e luoghi, della Langa. Qui dà il suo meglio. Resta comunque un libro da leggere, soprattutto in autunno (anche se la vicenda si svolge in estate). Eccellente compagno di un fine settimana nelle Langhe: tartufi e noir

Non avevo mai letto nulla di questo autore, consigliatomi da un amico. Ho deciso di partire dall’inizio, dal suo primo romanzo che ha quasi 20 anni (si parla ancora di lire e di franchi!): “Un delitto fatto in casa”. Bella sorpresa davvero. Un buon poliziesco di ambiente, un plot più che accettabile, ottimi personaggi, alternanza di registri tra il noir e il comico. Il mondo dell’alta borghesia-mezza nobiltà piemontese è un po’ scontato, ma disegnato bene. Insomma, una lettura piacevole, consigliata come una gita (appunto) tra la Granda, le Langhe, Nizza, Cap Ferrat. Aria fresca. Ora, pagato il tributo al passato, è tempo di leggere l’ultimo di Farinetti: “Rebus di mezza estate”. Spero in una conferma.

Di tutta l’eccellente scuderia Sellerio è l’autore che mi lascia più perplesso. Questo romanzo era una “seconda possibilità” e Recami continua a non convincermi. Nella prima metà non succede quasi niente; ci si perde in esasperanti digressioni. Nella seconda una girandola di eventi (entrate e uscite di scena che ricordano le commedie di Feydeau) stordisce, ma niente più. I personaggi non riescono a prenderti il cuore, né quello buono né quello cattivo. Peccato, vedremo con una “terza possibilità”, poi basta.