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Archivio mensile:settembre 2015

Ho letto molti libri che sono riusciti a emozionarmi, divertirmi, appassionarmi. Poi ci sono alcuni (pochi) libri che hanno fatto molto di più: in un modo o nell’altro hanno formato il mio carattere. Uno di questi, che ho nel cuore, è “Un vagabondo dei mari del Sud” di Bernard Moitessier. L’ho ritrovato nella libreria di Comerio e ho lasciato tutto quello che stavo leggendo per prendere il largo con lui. Moitessier mi ha insegnato molto, ma soprattutto “la rotta logica”. Ve ne parlerò, prima o poi.

Moitessier

Ho un nuovo progetto che è ancora solo abbozzato. Chiedo un aiuto: qualcuno mi sa indicare un popolo, un gruppo, un’etnia che in qualche modo vive ancora come in uno dei secoli passati? Saltate pure i “cacciatori e raccoglitori” dell’Amazzonia che vivono come i primitivi (brutto termine, lo so) o i monaci del Monte Athos che vivono come nel medioevo. Entrambi però rendono l’idea.

PS – Non importa che questa “vita nel passato” sia totalizzante. Molti anni fa il sertanista brasiliano Vilas Boas incontrò nella foresta una tribù india che viveva appunto di caccia e di raccolta, isolata e senza nessun contatto con la modernità… Nessuno? Non proprio: grande fu la sorpresa di Vilas Boas quando il capo del villaggio si presentò… con un foglietto/biglietto da visita che dichiarava la sua qualità di jefe di quella tribù!

Con Michael Connelly ho un conto aperto. Quando (molti) anni fa uscì il mio romanzo “La notte dei gorilla” con Piemme, la stessa Piemme aveva in uscita contemporanea non so quale romanzo di Connelly. Inutile dire che tutte le attenzioni della casa editrice erano per lui e niente per me!(guardate che sto scherzando, ovviamente: ci mancherebbe altro che mi sentissi in competizione con un mostro sacro come Connelly). Detto questo: solito eccellente romanzo, un paio di gradini sopra agli ultimi italiani che ho letto. Come molti americani, Connelly scrive (anche) per il cinema e un po’ si sente.

Paula Hawkins è il fenomeno letterario dell’estate. Prima in classifica in Italia, seconda in classifica negli Stati Uniti. Al romanzo d’esordio, se non sbaglio. Che dire? Una prova eccellente (magari non da “fenomeno letterario” ma di questi tempi va bene tutto). La trama alla fine è un po’ scontata, ma i personaggi che continuano a entrare e uscire dal cono d’ombra sono davvero ben costruiti. La Hawkins non è americana, ma dello Zimbabwe, eppure anche lei scrive romanzi pensando al cinema e questo lascia un po’ perplessi. La Dreamworks ha già preso i diritti. Emily Blunt sarà la (mezzo) squinternata e alcolista Rachel. I cinematografari di Hollywood sono bravissimi: leggete il libro e (appunto) la protagonista ha la faccia della Blunt (se bionda)