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Archivio mensile:ottobre 2015

Accade questo. Sto leggendo un ottimo libro di Lee Child: “A wanted man”. Un thriller cupo, teso, ambiguo. Il protagonista ad un certo punto viene portato in uno strano motel, mezzo rifugio e mezza prigione, dove viene interrogato da due tipi, forse agenti dell’antiterrorismo o forse no. Questo il brano dell’incontro:

“The two agents sat down, one on his left and one on his right. They leaned in, intently, elbows on the table… Both were dark and wiry. One was going bald faster than the other. They said their names were Bale and Trapattoni”.

Cosa? Da quell’istante tutta la tensione è svanita. Impossibile immaginarsi il Trap in quella scena. Te lo vedi mettere sotto torchio uno fischiando con due dita? O dicendogli “Ehi man! Non dire gatto se non l’hai nel sacco”. Gran libro, comunque.

Leggere Cussler è come nuotare. Voglio dire: ti concentri tutto in quello che fai (seguire la storia in questo caso) e non pensi ad altro… Ottimo dunque  per quando vuoi scaricare le menate varie. Confesso che fino a pagina quaranta o giù di lì mi sono detto: “Ma io questa storia della tomba perduta di Attila la conosco bene e che c’è di nuovo?…”. Beh, da lì in poi mi sono ricreduto. Cussler è il solito funambolo dell’avventura, al quale si perdona tutto, anche le situazioni più improbabili. Solo da lui i personaggi che hanno di fronte una o più scelte, finiscono per seguire SEMPRE quella più vantaggiosa. Va bene una, due, ma cinquanta tutte giuste? Se non altro è statisticamente irritante.

Lo confesso, mi mancano un po’ le avventure di SAS Malko Linge. Per quaranta (!) anni mi ha accompagnato con tutto il suo mondo improbabile di spie, Guerra Fredda (poi finita), violenza, sesso, castelli austriaci, principesse dal presente dubbio. Gerard De Villiers (scomparso da poco) scriveva storie di cappa e spada targate seconda metà del Novecento e ambientate in luoghi lontani. Non era letteratura, siamo onesti. Ma faceva compagnia. Col mio amico Giancarlo Giojelli, gran giornalista RAI, ne abbiamo fatti di commenti sulle mirabolanti performances d’alcova della spia, che Mondadori agli inizi tagliava nelle edizioni di Segretissimo, ma che noi leggevamo in francese! Ad un certo punto, da ragazzo e non solo, di certe possibili conformazioni a letto, ne sapevo più…. in versione francese che non in quella italiana. Grande Malko!

Leggere Vitali è sempre piacevole, tantopiù per un lacustre. Come al solito la storia in sé non ha grande peso, e tutto sta sulle spalle dei personaggi, soprattutto dei comprimari. Vitali alla fine si conferma come uno scrittore di prim’ordine. Non riesce a raggiungere mai Piero Chiara, ma non si può chiedere troppo. Del resto, Vitali è lago di Como, Chiara è lago Maggiore. Vuoi mettere?