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Appena letti / recensioni

Cupo come la notte parigina, l’acqua del fiume e il noir classico francese, questo romanzo è decisamente una buona lettura anche per l’ambientazione (la Senna appunto) non proprio consueta. Il giallo ripropone i canoni classici francesi, con i poliziotti scolpiti con l’accetta, una profusione di blousons noirs e un bel po’ di violenza, ma siccome te lo aspetti è tutto ok. Ingrid Astier è giovane e per il suo esordio nel romanzo ha puntato sul sicuro: al 36 del Quai des Orfèvres. Non vi ricorda qualcuno, quell’indirizzo?

Controligure perché questo ottimo giallo va in senso contrario rispetto alla scuola ligure, che peraltro amo. Intanto non è ambientato sul mare, ma all’interno, e poi l’investigatore (non a caso sardo e non del luogo) non è antipatico come i suoi colleghi letterari indigeni (Luciani, Pagano ecc.). Bella lettura, alla fine, per me poi resta più interessante dalla spietata immagine che l’autore dà del mondo editoriale e di tutte le sue scarse qualità. L’agente Lambiase, uomo di spericolate letture (Tex e la Gazzetta) è, alla fine, il più colto di tutti. A modo suo.

Leggere Cussler è come nuotare. Voglio dire: ti concentri tutto in quello che fai (seguire la storia in questo caso) e non pensi ad altro… Ottimo dunque  per quando vuoi scaricare le menate varie. Confesso che fino a pagina quaranta o giù di lì mi sono detto: “Ma io questa storia della tomba perduta di Attila la conosco bene e che c’è di nuovo?…”. Beh, da lì in poi mi sono ricreduto. Cussler è il solito funambolo dell’avventura, al quale si perdona tutto, anche le situazioni più improbabili. Solo da lui i personaggi che hanno di fronte una o più scelte, finiscono per seguire SEMPRE quella più vantaggiosa. Va bene una, due, ma cinquanta tutte giuste? Se non altro è statisticamente irritante.

Leggere Vitali è sempre piacevole, tantopiù per un lacustre. Come al solito la storia in sé non ha grande peso, e tutto sta sulle spalle dei personaggi, soprattutto dei comprimari. Vitali alla fine si conferma come uno scrittore di prim’ordine. Non riesce a raggiungere mai Piero Chiara, ma non si può chiedere troppo. Del resto, Vitali è lago di Como, Chiara è lago Maggiore. Vuoi mettere?

Ho letto molti libri che sono riusciti a emozionarmi, divertirmi, appassionarmi. Poi ci sono alcuni (pochi) libri che hanno fatto molto di più: in un modo o nell’altro hanno formato il mio carattere. Uno di questi, che ho nel cuore, è “Un vagabondo dei mari del Sud” di Bernard Moitessier. L’ho ritrovato nella libreria di Comerio e ho lasciato tutto quello che stavo leggendo per prendere il largo con lui. Moitessier mi ha insegnato molto, ma soprattutto “la rotta logica”. Ve ne parlerò, prima o poi.

Moitessier

Con Michael Connelly ho un conto aperto. Quando (molti) anni fa uscì il mio romanzo “La notte dei gorilla” con Piemme, la stessa Piemme aveva in uscita contemporanea non so quale romanzo di Connelly. Inutile dire che tutte le attenzioni della casa editrice erano per lui e niente per me!(guardate che sto scherzando, ovviamente: ci mancherebbe altro che mi sentissi in competizione con un mostro sacro come Connelly). Detto questo: solito eccellente romanzo, un paio di gradini sopra agli ultimi italiani che ho letto. Come molti americani, Connelly scrive (anche) per il cinema e un po’ si sente.